Sacramento del Battesimo

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Cenni storici
Nei primi tempi la Chiesa di regola battezzava persone adulte dopo una conveniente istruzione e  conversione. Fin dall’inizio, però, si incontrano battesimi dei bambini. Gli Atti degli Apostoli testimoniano che talvolta fu battezzata tutta la famiglia, bambini compresi. È il caso della famiglia  del centurione Cornelio a Cesarea Marittima, oppure a Filippi la famiglia di Lidia e quella del   carceriere di Paolo.
Già alla fine del II secolo, pur predominando il battesimo degli adulti, si ha la conferma di un crescente numero di battesimi di bambini. Ciò è testimoniato, tra gli altri, da Ippolito Romano e da  numerose iscrizioni di lapidi funerarie.
A partire dal VI secolo il battesimo dei bambini diventa la regola. Per alcuni secoli si battezzavano i bambini una volta raggiunti i tre anni di vita. Successivamente il battesimo veniva anticipato nei primi mesi dopo la nascita. A partire dal XV secolo, secondo la disciplina della Chiesa di Rito Latino, i bambini dovevano essere battezzati entro le 36-48 ore dalla nascita. A questa scelta ha contribuito anche l’alta mortalità infantile.

Nel nostro tempo è comune a tutta la Chiesa di Rito Latino battezzare i figli di famiglie cristiane  nei primi mesi di vita. Invece la maggior parte delle Chiese di Rito Orientale continua l’antica tradizione: in un’unica celebrazione i bambini, verso i tre anni, ricevono battesimo, confermazione ed eucaristia.


Battezzare i bambini
Si possono richiamare alcune delle principali ragioni.

 - In primo luogo attraverso il battesimo dei bambini la Chiesa vuole richiamare la gratuità della  salvezza, dono del Signore. L’iniziativa gratuita di Dio appare evidente nel bambino che non ha né meriti né demeriti, neppure a pochi mesi di vita sa invocare il Signore. La Chiesa con il battesimo dei bambini ricorda che tutti noi siamo resi giusti agli occhi di Dio e salvati non per i nostri meriti ma solo per la bontà misericordiosa di Dio. Ogni volta che si battezza un bambino, la Chiesa tacitamente ci dice: “Chi salva è Dio. Non pensare di salvarti con le tue mani!”.

 - Inoltre, con il battesimo dei bambini la Chiesa intende comportarsi come Gesù che disse ai suoi  discepoli: “Lasciate che i bambini vengano a me” (Mc 10,14). Per questo le nostre comunità cristiane continuano ad accogliere i più piccoli, a benedirli e, attraverso il battesimo, arricchirli del dono più prezioso: farli figli adottivi di Dio, metterli in comunione con Gesù come il tralcio alla vite, affidarli allo Spirito Santo datore di vita. Con il battesimo la Chiesa non solo inserisce i bambini tra i membri della sua famiglia, ma li pone al centro dell’attenzione per insegnarci ad essere semplici, trasparenti, veri come loro, secondo il richiamo di Gesù: “A chi è come loro appartiene il Regno dei cieli” (Mc 10,14).


 - In terzo luogo la Chiesa, continuando a battezzare i piccoli nella propria fede, invita tutti i cristiani a interrogarsi sul loro modo di vivere e testimoniare la loro fede. I sacramenti non sono riti magici che basta compiere per ottenere il risultato desiderato.
Ogni sacramento è un evento di grazia. Suppone sempre la fede. Essa, oltre a prevedere un’essenziale conoscenza del significato del sacramento, è fondamentalmente un’adesione fiduciosa al Signore, che si traduce in una richiesta del suo intervento e suppone una disponibilità interiore ad accogliere il dono di Dio. La fede, necessaria per tutti i sacramenti, ancora di più è richiesta per il battesimo, il primo sacramento che fonda l’intera esistenza cristiana.

I bambini, impossibilitati ad esprimere un atto di fede, non potrebbero ricevere il battesimo. Per supplire a questa mancanza di fede, fin dai primi tempi sono stati ammessi al battesimo e continuano oggi ad essere battezzati nella fede della Chiesa. È questa un’alta espressione della maternità della Chiesa che “riveste” della propria fede i bambini ignari e incapaci. Essa agisce come ogni madre che ricopre il proprio bambino del necessario vestito. Di fatto i nostri bambini vengono battezzati nella fede delle nostre comunità cristiane. A questa fede non possono essere estranei o indifferenti i genitori, chiamati a condividere ciò che la Chiesa crede, celebra e vive. Ogni volta, dunque, che viene battezzato un bambino, la comunità cristiana, oltre ad un gesto materno, compie un atto impegnativo. Nel professare la fede a nome del bambino tutta la comunità è invitata a ripensare e a ravvivare la propria fede e si assume la responsabilità di trasmetterla al bambino man mano che cresce. A questa straordinaria azione della Chiesa di battezzare i bambini nella propria fede sono coinvolti in primo luogo i genitori e i padrini. La loro fede è preziosa nella celebrazione del battesimo del figlio o del figlioccio ed è fondamentale per una sua successiva educazione nella fede e vita cristiana.

Il Battesimo, un gesto d’amore dei genitori
Il battesimo dei bambini è un atto ecclesiale. La sua richiesta è sempre un gesto d’amore dei genitori. Esso è tanto più grande e vero quanto più i genitori conoscono il significato del battesimo e lo richiedono motivati da un’autentica visione cristiana. È opportuno, per questo, richiamare alcune motivazioni che, approfondite e condivise con i genitori, potranno aiutarli a meglio comprendere la loro richiesta e arricchire il loro gesto d’amore.

Una scelta cristiana
 - Con il battesimo i genitori chiedono che la vita del proprio figlio, già amato da Dio, sia perfezionata e rivestita con una singolare grazia, che la Chiesa chiama “rinascita spirituale”, perché con il battesimo si diventa “creature nuove”. Rigenerato nel fonte battesimale, il bambino diventa figlio adottivo di Dio, partecipa della salvezza ottenuta da Gesù Cristo ed è vitalmente unito a lui come il tralcio alla vite, inoltre viene arricchito da una particolare presenza dello Spirito che nel tempo lo difenderà dall’assalto delle forze del male e dalle debolezze umane, lo aiuterà a scoprire il volto di Dio e ad accogliere la sua Parola, lo guiderà e lo sorreggerà nella crescita della fede, nella scoperta della preghiera, nell’amore ai genitori e agli uomini. Il battesimo è un dono unico del Signore: il bambino, reso giusto e ancora più bello agli occhi di Dio, partecipe della vita del Figlio Gesù Cristo, inizia una speciale relazione che da parte del Signore si traduce in protezione, cura, accompagnamento. I genitori, che amano il proprio figlio, si adoperano a dare il meglio di se stessi e cercano di non privarlo, per quanto è possibile, di tutto ciò che può favorire la sua crescita. In questa logica d’amore si pone la richiesta del battesimo: poiché i genitori amano il figlio, non vogliono privarlo del dono della rigenerazione spirituale.

 - Insieme alla gioia per l’arrivo del figlio non mancano difficoltà e preoccupazioni che crescono con il passare degli anni: riguardano lo sviluppo, l’educazione, la formazione cristiana. Per i genitori chiedere che il figlio sia battezzato significa affidarlo alla protezione del Signore, ma anche domandare a Dio che egli cresca come figlio suo e li aiuti a collaborare con Lui perché questa nuova creatura realizzi pienamente il progetto di vita che il Signore ha su di lei. Il battesimo diventa un dono per il figlio ma anche per i genitori: affidandolo al Signore essi sanno che potranno contare ancora di più sul suo aiuto.

 - Il battesimo è la porta d’ingresso nella Chiesa, la famiglia dei figli di Dio. Con il battesimo il piccolo neofita entra a far parte della comunità ecclesiale, progressivamente ne condividerà la vita, sarà nutrito dalla Parola e, un giorno, sarà ammesso all’eucaristia. Di fatto con la richiesta del battesimo i genitori domandano alla comunità ecclesiale di spalancare la porta e di accogliere il proprio figlio in una famiglia più grande, di prendersene cura insieme a loro e di accompagnare nel tempo la sua crescita nella fede con la testimonianza, i sacramenti, la preghiera, la catechesi.
L’amore dei genitori verso il figlio si allarga: con il battesimo egli è inserito nella famiglia della Chiesa, avrà altri fratelli, potrà condividere con loro incontri ed esperienze che lo aiuteranno a meglio conoscere il Signore e a crescere nella vita cristiana.

CHI SONO IL PADRINO E LA MADRINA DEL BATTESIMO O DELLA CRESIMA?

Un Cristiano serio e contento di esserlo. Uno che ama la sua Chiesa e la frequenta, perché lì incontra Dio. Uno su cui si può contare.

La scelta del padrino o madrina: non importa sia uomo o donna, interpella una famiglia che domanda il Battesimo per il proprio bambino. Per la verità, non è la cosa più importante. La Chiesa vi domanda anzitutto di conoscere bene il Battesimo, quello straordinario regalo che chiedete per vostro figlio e se siete disposti a educarlo nella fede in Gesù. Educare un bambino ad amare Dio e ogni uomo, così come ci ama Dio. Un'avventura grande. Un'avventura in cui strategici sono i genitori e il loro esempio. Oggi e domani. Ma in cui non sono lasciati soli: tutti abbiamo bisogno di una cerchia di amici che ci aiutano a crescere bene i nostri figli, di un contesto che li incoraggi a fidarsi di Dio e ad essere forti e liberi nel bene. 

Ecco, il padrino e la madrina rappresentano ed esprimono in concreto amici così. Vi potrà aiutare con un consiglio, potrete contare su di lui quando —si sa vostro figlio ascolterà più volentieri figure al di là dei genitori. Potrà essere un esempio costante per la sua crescita. Vorremmo tutti, accanto ai genitori, una risorsa così. Questa risorsa è il padrino e la madrina. Questa figura ci ricorda che non si è cristiani per nascita (siamo tutti cristiani in famiglia: ovvio lo siano anche i nostri figli) ma per scelta e per cammino, compiuto in una famiglia più grande, quella della Chiesa.

In questo compito il padrino non è tanto un maestro, né un sostituto dei genitori. Sarà un testimone. Cioè un esempio.

Ecco il profilo del padrino: non un santo, uno perfetto, ma uno per cui il Vangelo non è una bella favola e che, fidandosi di Dio, cerca di viverlo trattando gli altri da fratelli. Uno a cui la Chiesa non è estranea, ma la frequenta — specialmente con l'Eucaristia — perché lì incontra Dio. Uno con le mille magagne di tutti noi, certo. Ma che ci prova ad essere cristiano. Seriamente e lietamente.

La legge della Chiesa indica alcune caratteristiche (Codice di Diritto canonico, canone 874): 

non è il padre o la madre del battezzando, ha compiuto 16 anni, è cattolico/a, ha ricevuto i Sacramenti dell'Eucaristia e della Cresima, vive una vita conforme all'incarico di padrino/madrina, non è colpito da nessuna pena canonica e non vive in situazioni matrimoniali come quella di divorziato risposato, convivente, sposato solo civilmente. 

Queste caratteristiche non sono certo un giudizio sulla persona, sia chiaro. Significa semplicemente che lo stato di vita in cui si trovano, non è quello che la Chiesa indica come oggettivamente evangelico. Senza alcun giudizio soggettivo: per fortuna solo il Padre Eterno conosce il cuore di ciascuno.

Dove indirizzare allora la scelta? Non solo nella ristretta cerchia familiare. Cercate ovunque ci sia un esempio concreto di vita cristiana che voi conoscete e che vi conosce. Un esempio così lo potete trovare anche tra il parentado più largo, gli amici, i conoscenti, i colleghi di lavoro. Anche tra i giovani o gli adulti che la vostra famiglia conosce nella comunità cristiana. Un domani potrà essere il padrino/madrina della cresima di vostro figlio, se vorrete: si vedrà così la continuità del suo cammino di fede. Ciò che conta, in ogni caso, è l'esempio di vita cristiana seria e lieta.

Che bello per i genitori scegliere insieme una figura così: sarà un'altra lieta occasione per riconoscere che Dio bussa alla porta della vita della vostra famiglia.

 

Sacramento della Confessione

Per conoscere gli orari in cui i sacerdoti sono disponibili per confessare, clicca qui.

LA SALVEZZA CRISTIANA  

La Salvezza cristiana è l'Amicizia ("nuova ed eterna Alleanza" ) che Dio Padre ci offre nel Figlio suo Gesù Cristo, infondendo in noi lo Spirito Santo d'Amore. Questa Amicizia è gratuita, necessaria e offerta a tutti.
Chi l'accoglie diviene "figlio di Dio" e fratello di Gesù Cristo, e di Lui ne partecipa la gloria (Gv 1,12).
Questo legame d'Amore con Dio inizia nel BATTESIMO, è confermato con la CRESIMA, è ristabilito con la CONFESSIONE, è alimentato con la EUCARISTIA.

IL PECCATO
"Il peccato è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all'amore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell'uomo e attenta alla solidarietà umana." (CCC 1849). Il peccato è sempre offesa fatta a Dio e, insieme, danno recato ai fratelli, poiché "gli uomini sono uniti fra di loro da uno stretto rapporto soprannaturale, in forza del quale il peccato di uno solo reca danno a tutti, e a tutti porta beneficio la santità del singolo". "Nel sacramento della Penitenza, perciò, i fedeli ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a Lui e, insieme, si riconciliano con la Chiesa che è stata ferita dal loro peccato" (Rito della Penitenza 5).
    L'inclinazione al peccato è presente nella natura umana come una sua debolezza costitutiva, conseguenza del peccato originale. Per questo spesso l'uomo fa ciò che non vorrebbe e non fa ciò che vorrebbe. Questa inclinazione si chiama "concupiscenza"; essa non è ancora peccato, ma con l'aiuto di Cristo deve essere combattuta e convertita in inclinazione al bene.

Esistono due specie di peccato:

 I) il PECCATO MORTALE: "è una violazione grave della legge di Dio" (CCC 1855), che causa la rottura dell'Amicizia con Lui (grazia divina) e la conseguente morte spirituale. Il peccato mortale "Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal Regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno" (CCC 1861). Perché vi sia un peccato mortale si richiede: 1) materia grave, "precisata dai Dieci comandamenti" (CCC 1858); 2) piena avvertenza della mente; 3) deliberato consenso della volontà.

 II) il PECCATO VENIALE: è una violazione leggera (per materia o per difetto di consenso) della legge di Dio, che provoca la venatura dell'Amicizia con Lui, "ostacola i progressi dell'anima nell'esercizio delle virtù e merita pene temporali" (CCC 1863). Il peccato veniale non va trascurato perché costituisce una fragilità spirituale e "ci dispone a poco a poco a commettere il peccato mortale".
Il sacramento della Penitenza è rimedio salutare sia che il cristiano si trovi in peccato mortale, sia che, semplicemente, abbia commesso solo peccati veniali.

 I°) Nel caso di peccato mortale, per ottenere il perdono, il fedele deve confessare al sacerdote tutti e singoli i peccati gravi che, con l'esame di coscienza, ha presenti nella memoria. Senza questa confessione non si deve ricevere la Comunione. La Chiesa prescrive ad ogni fedele l'obbligo di confessare i peccati gravi almeno una volta all'anno (CCC 1457).

 II°) Nel caso dei peccati veniali, è molto utile il ricorso assiduo e frequente (ogni mese circa) a questo sacramento. Non si tratta, infatti, di una semplice ripetizione rituale né di un esercizio psicologico, ma di un costante e rinnovato impegno a tessere l'Amicizia con Dio. La confessione frequente, perciò, è valida e giustificata.

IL PERDONO

* Il perdono (cioè dono per eccellenza) è la "riconciliazione" piena e gratuita dell'uomo con Dio, coi fratelli e con se stesso.
* Solo Dio può concedere il perdono.

* Questo perdono è già stato concesso a tutti gli uomini per i meriti di Gesù crocifisso.

* Questo perdono è più grande di qualsiasi peccato (Rm 5,20).

* La Chiesa, prolungamento del Cristo, è depositaria di questo perdono, e ha ricevuto dal suo Signore il potere, il comando e i mezzi per estenderla a tutti, ovunque. Quindi "la riconciliazione con la Chiesa è inseparabile dalla riconciliazione con Dio" (CCC 1445).

* Questo perdono è offerto all'uomo peccatore soprattutto attraverso:

- il BATTESIMO: immersione nel perdono di Dio e inizio dell'Amicizia con Lui: "Credo in un solo battesimo per il perdono dei peccati" (Credo).
- la PENITENZA: reimmersione nel perdono e ripresa dell'Amicizia: "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi" (Gv 20,23).
- l'EUCARISTIA: memoriale della morte riconciliatrice di Gesù: "Questo è il calice del mio sangue versato per voi e per tutti in remissione dei peccati" (Mt 26,27).

* Questo perdono è accolto dall'uomo quando, sinceramente pentito dei suoi peccati si accosta ai sacramenti, soprattutto alla Penitenza.

I QUATTRO ATTI DEL RITO

I°- CONTRIZIONE (nel cuore): "E' il dolore dell'animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire" (CCC 1451). E' dalla contrizione che inizia il cambiamento intimo e radicale dell'uomo: egli non pensa, non giudica e non agisce più secondo "Satana", la "carne" e il "mondo", ma comincia a riordinare la sua vita secondo Dio, Gesù Cristo e la sua Chiesa.
II°- CONFESSIONE (sulla bocca): è il riconoscimento (esame) e la dichiarazione (accusa) sincera dei peccati, fatta davanti a Dio e ai fratelli, rappresentati dal sacerdote. La confessione: * esige un esame diligente della propria coscienza (le motivazioni, gli atti e gli effetti della propria condotta); * va fatta alla luce della misericordia di Dio; * suppone nel penitente la volontà di aprire il cuore al sacerdote; * è rigorosamente segreta; * permette al sacerdote la formulazione di un discernimento spirituale in base al quale egli pronunzia - "in persona Cristi" - il giudizio.
III°- SODDISFAZIONE (nelle opere): è l'emendamento della vita e la riparazione dei danni arrecati (ad es. restituzione dei beni rubati o della reputazione calunniata). Ogni peccato, infatti, oltre che offesa a Dio è danno recato ai fratelli. Solo se c'è la soddisfazione per le colpe commesse, la conversione diventa piena e completa. La soddisfazione: * dev'essere commisurata alle capacità e alla situazione del penitente; * deve corrispondere, per quanto possibile, alla gravità e alla natura dei peccati; * deve essere una medicina efficace contro quel genere di peccati.
* le tre "vie" classiche di riparazione sono il digiuno, la preghiera e l'elemosina.
* Particolare valore soddisfatorio ha l'accettazione della propria croce (sofferenze, malattia), perché ci assimila maggiormente alla Passione del Signore (CCC 1460).
IV°- ASSOLUZIONE: è il segno sensibile compiuto dal ministro (formula di assoluzione) attraverso cui Dio concede al peccatore pentito "il perdono e la pace". Dio, infatti, vuole servirsi di segni sensibili per conferirci la Salvezza.

 

Parrocchia di San Lorenzo Limosino
Via Imperiale, 189 - 41030 Mirandola (MO)

 

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