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Nel Roveto Ardente, Mosè è chiamato di fronte al suo Signore. I suoi occhi vedono l’amore di Dio che brucia senza esaurirsi, le sue orecchie ascoltano la voce di Dio che proclama: “Ho udito il grido del mio popolo”. Nella memoria di questo avvenimento il popolo si raduna davanti al Signore e gli presenta le grida di chi soffre.

Ancora oggi Dio vuole ascoltare ed esaudire. Nel Giubileo della Misericordia papa Francesco invita ogni realtà, parrocchia, gruppo, comunità o associazione, a trasformarsi in una OASI DI MISERICORDIA.
Il Roveto Ardente è una preghiera che nasce dal cuore del Movimento carismatico. Questa preghiera è stata raccomandata dal papa Santo, Giovanni Paolo II. Anche noi come Mosè siamo chiamati a contemplare il mistero del Roveto che arde e non si consuma. La contemplazione si fa in atteggiamento di adorazione, secondo l’invito del Signore: “Togliti i calzari perché il luogo che calpesti è santo”(Esodo 3).
Tuttavia, il Signore ci vuole partecipi della sua iniziativa, e ci affida un mandato come fece con Mosè: “Và! Ti mando dal Faraone. Io sarò con te”. 
Come Mosè, il popolo convocato davanti al Roveto Ardente diventa collaboratore del Dio che l’ha chiamato. Mentre adora il Signore, il popolo gli PARLA e presenta le difficoltà ed i bisogni di tutto il mondo; gli chiede di intervenire contro le forze del male e di liberare il popolo dalla sofferenza e dalla afflizione.

Come si fa il Roveto Ardente?

All’inizio dell’incontro la guida presenta il tema della intercessione che verrà fatta, possibilmente accompagnato da una Parola biblica. All’esposizione del Santissimo seguono quindici minuti di silenzio, quindi può iniziare la preghiera.
L’adorazione è fatta davanti al SS. Sacramento, vera fiamma che brucia d’amore per chi lo adora e lo invoca. Contemplando il mistero del Dio eternamente fedele al suo popolo, che ne conosce i bisogni e le necessità. In questa contemplazione, più ci doniamo a Lui più Lui si dona a noi. Più bruciamo d’amore per lui, più il suo amore non si estingue ma ci invade, trabocca e va ad invadere altri cuori.
L’intercessione è fatta: al Padre, nel nome di Gesù e per i meriti di Gesù, pregando come Gesù, secondo il suo Cuore. Secondo l’unzione dello Spirito Santo, esercitando il ministero sacerdotale, regale e profetico ricevuto nel battesimo, invocando anche con il dono delle lingue perché “neppure sappiamo cosa sia giusto domandare”. (Rm 8, 26)
Si può intercedere per la Chiesa, per la salvezza del mondo, per l’unità dei cristiani, per ogni intenzione suggerita dai bisogni del popolo di Dio. Ma si può, anche intercedere per le sofferenze dei fratelli: per la consolazione di chi soffre di preoccupazioni come lutti, problemi economici, difficoltà di rapporti con le persone care, solitudine e altre afflizioni, per la guarigione fisica di chi è ammalato nel corpo e nello spirito, per la liberazione da vizi, tentazioni, cattive abitudini, legami occulti, per chiedere la forza di perdonare e per guarire discordie, cattivi giudizi, rancori, incomprensioni, per la riconciliazione e la ricostruzione di rapporti positivi nelle comunioni interrotte.

Parrocchia di San Lorenzo Limosino
Via Imperiale, 189 - 41030 Mirandola (MO)

 

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